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ITINERARIO 3:
PER ACAYA DALLE CESINE A ROCA
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| Comuni territorialmente
interessati: Vernole,
Melendugno |
| Percorso: Km 36,7 |
| Difficoltà:
Minima |
| Zone interessate:
Zona 2 |
| Pendenza: Media 1%
- Massima 3% |
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L'itinerario si snoda a partire
dall'Oasi naturalistica "Le Cesine", oasi di natura,
a 12 chilometri circa dalla città di Lecce.
Lo stradone, che la collega alla vicina Lecce, chiamato "il
fondone", percorre parallelo la S.P. in direzione di S. Cataldo,
l'immediata spiaggia nelle vicinanze della città.
L'ambiente circostante sembra illuminarsi alla luce del sole,
e prati, e margherite selvatiche, e uliveti, e masserie fortificate,
sembrano dare vita ad una cartolina illustrata.
Al termine della strada, voltando sulla destra, attraverso una
galleria di pini, circondata da una fitta pineta, arriviamo
alle Cesine, zona umida di valore internazionale, oggi Parco
naturalistico protetto, dove la Masseria omonima, recentemente
ristrutturata, ed adibita a centro visite, accoglie, con il
suo personale specializzato, i visitatori, accompagnandoli nelle
visite guidate dei vari percorsi.
All'interno dell'oasi, ci sono tre itinerari, che percorrono
la macchia e la pineta, e portano agli specchi di acqua dolce,
dove capanni e torri di avvistamento favoriscono l'osservazione,
lo studio e il riconoscimento degli uccelli, e della fauna presenti,
e della flora ricca e rara, quale il giglio e la violaccia di
mare, l'iris giallo, con i suoi fiori, e le bellissime orchidee
color porpora.
Proseguendo sulle strade vicinali Rotondella, Chiusura Nuova
e Bosco del Demanio, ci dirigiamo verso il Comune di Vanze.
Entriamo nel piccolo paese, attraverso la Porta Monumentale
che segnava l'ingresso verso il mare, e serviva da difesa ad
una serie di case a torre del 1500, che ancora oggi si trovano
all'interno del paese.
Accanto alla Porta, la Colonna della Vergine Maria e,
poco più avanti, la Chiesa Matrice.
Situata al centro del paese, tipica residenza di Vanze del XVI
secolo, la Masseria Baglivi, una costruzione bassa, in
Piazza Fiume.
Il percorso prosegue sulla S.P. Vanze-Acaya, per raggiungere
la cittadella fortificata di Acaya, unico esempio di
città-fortezza nel Meridione d'Italia.
L'antico Borgo di Segine, sul finire del XIII secolo,
fu concesso da Carlo d'Angiò in feudo a Gervaso d'Acaya e la
cittadella assunse l'attuale nome di Acaya, quando, nel 1535,
Giangiacomo dell'Acaya, architetto militare di Carlo V, costruì
la cinta muraria e il fossato al castello, fatto edificare dal
padre Alfonso ventinove anni prima.
Nel 1714, il castello e il borgo furono devastati dai Turchi,
che avevano assalito il territorio di Vernole.
Raggiungiamo il Centro Storico, attraversando la Porta di
S. Oronzo, splendidamente istoriata dagli stemmi nobiliari
degli Acaya, e prolungamento delle mura di cinta del castello,
oggi in completa ristrutturazione.
In cima alla porta, la statua del Santo, guardiana e protettrice
della città.
Lasciando Acaya, e proseguendo sulla S.P. per Merine, ci immettiamo
sulla Vicinale Fossa, e attraverso un sentiero disegnato nella
campagna, raggiungiamo la Masseria Visciglito circondata
da oliveti secolari, i più vecchi d'Europa, oltre 2000
anni.
I loro tronchi robusti e nodosi, scavati dalla storia, disegnano
forme di pitture impressioniste.
In questa zona, si accampò Ottaviano, sulla via per Lupiae,
l'attuale Lecce.
La Masseria rappresenta uno splendido esemplare, ormai diroccato,
con ampi colonnati come basamento.
Percorrendo la strada vicinale Gesuini Curti Nei, si raggiunge
la frazione di Strudà, che per tutto il MedioEvo appartenne
alla contea di Lecce, mentre, nel XVI secolo, fu feudo dei Pagano,
nel 1600 dei Saluzzo e, successivamente, per più di un secolo,
dei Saraceno.
Entriamo nel centro storico del paese: nella Piazza Vittorio
Veneto, il primo incontro è con il Palazzo Baronale dei Saraceno
(XVII - XVIII secolo), con la sua mole quadrangolare che domina
la piazza principale, e le sue bellissime sale interne, poi
la Torre dell'Orologio, la Chiesa Matrice, del
1200, attualmente restaurata, e le tipiche abitazioni a torre
e abitazioni a Corte, e i ruderi del Monastero dei Francescani
Scalzi, edificato nel XVI secolo.
Il percorso prosegue sulla S.P. Strudà-Torre Nuova, attraversando
la S.P. Lecce-Vernole.
Percorrendone un tratto, questa si congiunge con la vecchia
Comunale Pisignano-Strudà, a metà della quale, a circa 100 metri
sulla destra, è possibile scorgere, nella campagna, un gigantesco
leccio plurisecolare, ultimo residuo dell'originaria selva
che circondava Lecce, chiamata la Lizza dei Briganti.
Il tronco del leccio ha una circonferenza di 4 metri circa,
e i suoi rami piegano sino a terra, coprendo una vasta area
del terreno circostante.
Si racconta che la sua folta e scura chioma fosse, in passato,
sicuro nascondiglio e ritrovo dei briganti. Da questo punto,
proseguendo sulla S.P. Lizzanello-Pisignano, si arriva nella
frazione di Pisignano, che fu feudo della Chiesa leccese a partire
dal 1115.
Dopo essere appartenuto ai Pisanello, nel XVI secolo, e poi
a Giangiacomo dell'Acaya, fu venduto, tra il 1574 e il 1630,
per ben tre volte, fino a pervenire in proprietà ai Severino.
Procedendo nell'interno del paese, possiamo visitare la Chiesa
Matrice, nella quale si notano ancora tracce dell'antica
chiesetta in stile romanico, edificata nel XII secolo, successivamente
ingrandita e modificata.
A pochi metri il Palazzo Conti Romano, con un elegante
portale del 1600.
Il Palazzo, è ora sede di un'importante scuola di scacchi, alla
quale è annessa una biblioteca nazionale specializzata.
Proseguendo verso l'uscita del paese, si trovano il Menhir
Mater Domini e l'attigua Cappella Mater Domini, appartenenti
al XVIII secolo, in un'area contenente un'altra antica cappella.
La Chiesetta di Santa Severina, del XVII secolo, e le
abitazione a corte, completano la visita a Pisignano.
Lasciando il paese, per immetterci sulla S.P. Pisignano-Vernole,
raggiungiamo l'abitato di Vernole, la cui storia risale all'anno
1115.
Con i Normanni, il casale fu aggregato alla Contea di Lecce,
e per metà, il suo feudo fu donato dal Conte Goffredo alla Chiesa
Vescovile leccese, alla quale appartenne fino al 1806.
All'interno, un interessante centro storico, ricco di Chiese,
e in Piazza Vittorio Veneto, possiamo visitare la Colonna
di S. Anna, ultimata nel 1781, la Torre dell'Orologio
e la Fontana monumentale, inaugurata nel 1933, su progetto
dell'architetto leccese Giuseppe Rossi, e costruita per l'arrivo
a Vernole dell'Acquedotto Pugliese.
Il Palazzo Baronale, del 1700, si protende elegante sulla
piazza principale, mentre la Chiesa della Visitazione,
del 1641, fu la prima Chiesa parrocchiale del paese, e anticamente
chiamata Chiesa di Santa Maria del Monte.
La Chiesa di Sant'Anna, del VVII secolo, è dedicata alla
Santa protettrice, mentre la Chiesa di Santa Maria dell'Assunta,
che rappresenta un bellissimo esempio in stile barocco, fu edificata
sull'area di un precedente edificio di culto, ed ultimata nel
1730.
Sotto la Piazza Vittorio Veneto, interamente scavato nella roccia,
troviamo il Frantoio ipogeo Caffa, che risale all'anno
1500, con i suoi torchi e le sue macine.
Chiuso nei primi anni del secolo, è stato recentemente recuperato,
e conserva inalterato il fascino architettonico e il profumo
nostalgico dei tempi antichi.
Il frantoio, visitabile all'interno, lascia ancora oggi osservare
la tecnica, i ritmi e la metodologia di lavorazione dell'ulivo,
nel 1500.
La credenza popolare narra che il trappeto era popolato da buffi
folletti, detti Uri, che si attivavano durante la notte,
annodando dispettosamente le code ai cavalli, mentre, di giorno,
riposavano nel trappeto.
Il Frantoio semi-ipogeo, risalente all'anno 1700, dimostra,
invece, come sia variata, nei due secoli successivi, la tecnica
di lavorazione dell'olivo. Lasciando Vernole e la sua storia,
quasi fuori l'abitato, accanto al Cimitero del paese, si incontra
l'antica Chiesetta dell'Incoronata, costruita nel 1600.
L'itinerario prosegue, percorrendo la S.P. Vernole-Acquarica,
fino ad arrivare nella frazione di Acquarica.
La zona fu certamente abitata sin dal III e IV secolo. a.C.,
dall'antica e civilissima popolazione dei Messapi: ne
sono testimonianza, oltre ai recenti ritrovamenti in Località
Pozzo Seccato, ad opera dell'Università di Lecce, che ha tutt'ora
in corso un programma di ricerche, le tombe a grotticella, scoperte
negli anni 40, il cui materiale recuperato è depositato presso
il Museo Archeologico di Taranto.
Durante il percorso, nella campagna circostante, possiamo ammirare
maestosi pagliari.
All'interno di Acquarica, incontriamo, in Piazza Malta, la Chiesa
Matrice e la Torre dell'Orologio.
Il Castello, formato da una robusta torre rettangolare
a due livelli, sulla cui sommità si possono notare alcune caditoie,
si pensa progettato da Giangiacomo dell'Acaya, su committenza
di Giovanni Maria Guarini, nel 1549.
Lasciato il paese di Acquarica, ci inoltriamo lungo una strada
comunale che conduce in agro di Melendugno, lungo il sentiero
che si dirige verso la zona di Cassano, una zona umida, di passo
per molte specie migratorie.
Lungo il percorso, il paesaggio circostante diventa bellissimo,
ornato da prati e verdissimi uliveti, sfumato da colori cangianti
alla luce del sole.
Non è un paesaggio comune, quello che si rivela a chi ha lo
spirito di scoprirlo, di introdursi per sentieri e stretti viottoli
di campagna, terra di contadini e masserie, ora diroccate ora
molto attive, e torri colombaie e da difesa, ormai abbandonate,
se non ristrutturate per uso agrituristico.
Prima di immetterci sul sentiero per Cassano, giungiamo in prossimità
del Cimitero di Melendugno, all'interno del quale possiamo
ammirare la bellissima Cappella, e l'annessa Abbazia
di S. Niceta. (II secolo).
Proseguendo su un sentiero, che inizia di fronte il Cimitero,
ci inoltriamo nella zona di Cassano, non molto lontana dal mare,
in direzione del litorale adriatico.
Avvicinandosi al mare, la zona si arricchisce di macchia mediterranea,
degli arbusti di timo e di mirto, mentre sul tragitto, scorgiamo
le Masserie Nuova e San Basilio Portandoci sulla la S.P. Melendugno
- S. Foca, e percorrendo un breve tratto in sede riservata,
in direzione di Melendugno, costeggiamo la bellissima Masseria
fortificata Incioli e
raggiungiamo Roca Vecchia, una località balneare, nota oltre
che per la sua costa, per la bellissima Grotta della Poesia,
ben inserita nel Parco Archeologico di Roca, la Chiesetta, la
Torre di avvistamento, ormai diroccata, e la zona degli
scavi archeologici, dove ha termine il nostro itinerario. |
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